Arcivescovo di Palermo: “L’acqua è di tutti, non può essere privatizzata”
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Arcivescovo di Palermo: “L’acqua è di tutti, non può essere privatizzata”

L’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, nella ricorrenza della Giornata Mondiale dell’Acqua, si è recato in visita all’impianto dell’AMAP alle Sorgenti del Gabriele, un luogo suggestivo, un vero e proprio “tempio dell’acqua” che rifornisce l’acquedotto palermitano.

Lì si è raccolto in preghiera insieme alla dirigenza e ai lavoratori dell’azienda. “La Chiesa prima ancora di essere un’istituzione religiosa è una comunità di uomini e donne, una comunità che vive tra le case e nelle case della gente nell’unica casa comune che è la città, è una comunità che prende parte ai travagli della vita umana così come alle speranze: questo è il senso della condivisione. Ed è bello oggi incontrarci nel mezzo del cammino dell’anno giubilare indetto da Papa Francesco che ha come tema Pellegrini di Speranza, quella speranza che non delude”, ha detto l’arcivescovo, che ha voluto sottolineare lo stretto rapporto tra la povertà e l’acqua: “La stragrande maggioranza degli uomini e delle donne di questa terra è costituita da poveri, da gente che non ha il necessario per la sopravvivenza. La minima parte degli uomini, soprattutto di chi vive in Occidente, detiene tutto quello che dovrebbe essere condiviso con tutti gli altri. Dobbiamo avere questa consapevolezza perché se l’acqua non resta un bene destinato a tutti, chi ne farà le spese ancora una volta sarà la stragrande maggioranza dei poveri; il rischio è quello di far diventare l’acqua una sorta di ‘oro blu’ e dobbiamo oggi ribadire con fermezza che un bene destinato a tutti non può essere privatizzato: un bene destinato a tutti resta destinato a tutti”.

L’Arcivescovo ha ricordato che “lì dove c’è la città umana, abitata da uomini e donne, c’è il bene ma c’è anche il male che può strutturarsi: Perché vi dico questo? Sono le parole del Papa, consapevole che – oggi più che mai – dinanzi ai cambiamenti climatici che stanno generando anche fenomeni estremi e che determinano nuove siccità, c’è un rischio: se l’acqua diventa un bene gestito da pochi c’è la dimostrazione che nella città degli uomini il male si struttura in nome dell’idolatria del denaro, della massimizzazione del profitto e a farne le spese saranno sempre i più deboli e i più poveri. Ecco perché oggi noi siamo qui, a pregare con tutti i lavoratori dell’AMAP, a recuperare una dimensione che ci consente di sottolineare come tutti i servitori delle istituzioni hanno un’unica vocazione, quella di contribuire affinché i beni siano destinati a tutti: non c’è altra misura dell’essere rappresentanti delle istituzioni, soprattutto quando ci riferiamo alla prima parte, quella contenente i princìpi, della Costituzione italiana, la parte dove si dice esplicitamente che i beni devono essere destinati a tutti”.

“C’è un Dio creatore che pensiamo come Padre e che vuole il bene di tutti figli, a partire dai più fragili, dagli ammalati, dai più piccoli. Quando l’uomo dimentica questo – ha infine sottolineato monsignor Lorefice – corre il rischio di volersi sostituire a Dio e di diventare onnipotente; ma l’uomo che diventa onnipotente in realtà è un idolatra di se stesso, del potere e del denaro e per il denaro si uccide, si vende droga (come accade a Palermo). Tornando all’acqua, che non diventi l’affare delle diverse mafie; tornando alla casa comune che è la Terra, cerchiamo di averne cura, di abitarla con cura”.

-Foto ufficio stampa Arcidiocesi Palermo-

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